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La scelta del primo telescopio PDF Stampa E-mail
Scritto da fraz   
Lunedì 15 Settembre 2008 19:09

Aiuto! Acquisto primo telescopio!?? Alzi la mano chi non ha mai scritto su un forum o almeno pensato di farlo, una frase del genere! E quante ce ne sono! Consigli, opinioni, tutorials sono a portata di click su qualunque motore di ricerca.

Come si sceglie un telescopio è la domanda tipica di ogni principiante alla quale non è facile rispondere anche essendo  astrofili esperti. Si perché non esiste il telescopio tuttofare (anche se molti affermano il contrario) e la scelta del telescopio dipende strettamente dai gusti di chi lo usa. Ma i gusti di un neofita non sono di solito definiti, per i seguenti motivi:

  1. il neofita non conosce esattamente tutte le sfaccettature dell’astronomia amatoriale e quindi non sa cosa può o vuole fare in tale campo;
  2. il neofita non sa cosa e come si vede attraverso un telescopio amatoriale;
  3. il neofita non conosce i limiti (e quindi nemmeno i vantaggi) che si possono riscontrare nell’uso dei vari tipi di ottiche.

Per questo il primo e più importante consiglio che mi sono sentito ripetere più volte e che mi sento di ripetere a mi volta è: aspettare. Non si deve mai avere fretta di acquistare il primo strumento, pena un rapido declino dell’entusiasmo, soldi buttati e telescopio rivenduto dopo poche settimane.

Premesso che il miglior strumento per chi si avvicina a tale pratica con l’intenzione di conoscere il cielo è l’occhio nudo accompagnato da qualche semplice strumento come un astrolabio e magari un piccolo binocolo (un 10x50 è l’ideale), si deve avere una panoramica delle possibilità che l’astronomia amatoriale offre. Infatti tale disciplina ha svariate sfaccettature che possono essere tutte ugualmente affascinanti e appaganti ma si deve avere idea di quello che si vuol fare prima di acquistare uno strumento. Ricordando che stiamo parlando di considerazioni che riguardano persone alle prime armi, andiamo ad investigare i campi principali dell’astronomia amatoriale che sono l’astronomia visuale e l’astrofotografia/ricerca astronomica. L’astronomia visuale richiede strumenti relativamente molto semplici (ed economici) ma consente di acquisire un’ottima conoscenza della volta celeste, degli atlanti stellari e consente di vedere in diretta la luce che, dopo aver viaggiato per distanze quasi inimmaginabili, entra nel telescopio per giungere sul nostro occhio. L’astrofotografia e la ricerca invece necessitano di strumenti molto simili se non uguali, ma di gran lunga più complessi e costosi rispetto all’astronomia visuale. Però queste due discipline non necessitano di una grande conoscenza del cielo visto che ormai la stragrande maggioranza delle montature disponibili sono attrezzate con sistemi Go-To che consentono di eseguire l’allineamento del telescopio e il puntamento di qualunque oggetto celeste in tempi rapidissimi e in maniera pressoché automatica. Ecco quindi che siamo ad un grande bivio (doppio in realtà): visuale o no? Go-To o no? Per quanto riguarda il visuale si o no io ritengo che possiamo dividere le persone in due grandi gruppi, quelle che vogliono conoscere il cielo e quelle che per un motivo o per l’altro non sono interessate. Per le prime direi visuale si, al 100%. Per le seconde, dipende se hanno già le idee chiare o meno su quelli che devono essere i loro risultati. Prendiamo chi, amante delle immagini del cielo e della fotografia in generale, ha come unico scopo quello di produrre magnifiche istantanee degli oggetti celesti e considera tutto il resto come uno strumento per raggiungere tale scopo. Questa persona può allora fare benissimo a meno della conoscenza del cielo e potrà avere enormi soddisfazioni non conoscendo nemmeno il nome di una stella. Oppure consideriamo chi, per motivi di studio o lavoro o anche per semplice passione per la ricerca, non ha interesse nel conoscere la volta celeste ma è interessato a misure fotometriche o astro metriche, alla ricerca di pianeti extrasolari o di corpi minori nel sistema solare. Tale persona potrà non interessarsi dei problemi tipici dell’astronomia visuale e quindi, volendo, non mettere mai l’occhio nell’oculare. Di più, chi non è interessato al visuale ma soltanto alla fotografia o alla ricerca, potrà svolgere gran parte delle operazioni necessarie dall’interno di un qualunque riparo, una casa, un camper, una baita, comandando il telescopio in remoto tramite il proprio computer.

La seconda domanda è Goto si, GoTo no. Per chi sceglie il visuale, direi di no per i motivi che spiegherò fra poco. Per gli altri invece, posto che ormai quasi tutte le buone montature (necessarie sia per l’astrofotografia e la ricerca) hanno sistemi GoTo integrati, il GoTo è un valido aiuto e un sistema che consente un gran risparmio di tempo, potendosi concentrare interamente sui propri interessi e non sulla ricerca di qualche elusivo oggetto nel cielo, compito lasciato al computer (e svolto ormai egregiamente). Tornando invece ai visualisti o comunque a chi è interessato a farsi una conoscenza di base del cielo, il GoTo è uno strumento che mi sento di sconsigliare vivamente. E’ vero che, anche chi non conosce assolutamente niente di astronomia può uscire dal negozio, cercare un luogo dove piazzare il telescopio e in 5 minuti essere già all’oculare per vedere il primo oggetto. E magari in una serata vedere 20 o 30 oggetti! Poi però gli oggetti saranno sempre gli stessi (o cambieranno a ritmi molto lenti rispetto alla voglia osservativa di un novizio), il freddo attenuerà gli entusiasmi della prima ora e le prime emozionanti visioni si trasformeranno presto in noiose ripetute visioni, ruotine che porta a fare zapping con il telecomando del proprio GoTo proprio come si fa con quello della televisione e presto il caldo del proprio divano finirà per averla vinta e il telescopio in cantina. In effetti, se uno deve uscire di casa, magari affrontare chilometri, ore al freddo per premere un tasto di un telecomando, secondo me può benissimo starsene a casa e risparmiare denaro magari abbonandosi ad uno degli ormai numerosi telescopi virtuali che grazie ad internet propongono sessioni osservative, utilizzo di telescopi in remoto, il tutto magari da cieli ben migliori di quelli che uno ha vicino casa e con strumenti notevolmente migliori. Infine, usando il GoTo non si impara a conoscere il cielo e l’uso degli atlanti. Certo, all’inizio è ben più dura e sarà già molto se la prima sera uno riuscirà a montare in maniera appropriata il proprio strumento e  puntare qualche facile oggetto (già uno o due la prima sera sono un gran risultato), ma vuoi mettere la soddisfazione di trovare da soli gli oggetti riuscendo a districarsi tra gli stani puntini dell’atlante e gli sterminati campi stellari del cielo!?

E così passiamo al secondo punto dei tre con i quali abbiamo iniziato, ovvero che cosa si vede attraverso l’oculare di uno strumento amatoriale. Infatti, un neofità può essere fuorviato dalle magnifiche immagini di nebulose e galassie che si trovano su internet, le più famose delle quali, quelle del telescopio Hubble e per questo avere la convinzione di sapere che cosa vuole fare con il suo nuovo hobby, vedere quelle stesse cose! Bè, questo non è possibile e ci sono molti e interessantissimi motivi perché questo non è possibile, almeno non con tali dettagli e non con semplici attrezzature amatoriali, ma non per questo l’osservazione visuale ha minore fascino. All’inizio però c’è il rischio che l’osservatore inesperto rimanga deluso dal fatto che invece delle magnifiche immagini a colori viste su internet si trova davanti una piccola macchietta sfocata (e che per giunta non riesce a mettere bene a fuoco) dalla forma indefinita. Questo può far cambiare idea a non poche persone intenzionate ad avvicinarsi all’astronomia amatoriale ma non adeguatamente preparate o informate.

Il terzo punto riguarda i limiti della propria attrezzatura e per questo, un altro consiglio molto saggio da dare ad un neofita che si chiede quale strumento comprare è che il miglior strumento è quello che verrà usato di più, un gran telescopio in garage mostrerà sicuramente meno cielo di uno scarso telescopio usato ogni sera! Questo punto non va assolutamente sottovalutato e può essere discriminante tra chi si appassiona all’astronomia e chi invece rivende il proprio strumento “usato pochissimo” dopo pochi mesi dall’acquisto. Infatti una persona potrebbe rimanere vittima delle “febbre da apertura” e quindi comprarsi il telescopio più grande che il suo portafoglio possa permettergli senza considerare le difficoltà di spostamento, piazzamento, acclimatamento che un grosso strumento comporta. Infatti prendiamo una persona che abita in una città e che affascinata dai grandi diametri decida di comprarsi un grosso riflettore. Questo telescopio andrà caricato in macchina, portato a qualche chilometro dalla città, montato allineato e finalmente usato. A meno che non ci sia la Luna, nel qual caso, il possessore del grosso diametro si renderà conto che con la Luna sono così pochi gli oggetti del profondo cielo visibili che non varrà la pena di fare tutti quei chilometri per uscire dalla città. La Luna la si potrebbe vedere dal terrazzo di casa, ma un grosso diametro difficilmente potrà stare sul terrazzo e comunque non è lo strumento migliore per questo tipo di osservazioni. Risultato? Tra Luna, nubi e freddo il telescopio verrà usato pochissime volte all’anno se non peggio, presto rivenduto. Questo problema, pur essendo l’ultimo preso in considerazione, secondo me è il più importante fra quelli considerati e deve essere attentamente valutato da chi si appresta all’acquisto di uno strumento. La valutazione di questo problema dipende si dai gusti e dalle aspettative che ognuno di noi ha ma dipende anche dal luogo di residenza o comunque dal luogo in cui si ha intenzione di piazzare il telescopio, dal mezzo di spostamento posseduto e dal luogo dal quale si vogliono effettuare le osservazioni. A questo punto sfaterei un mito, infatti è credenza comune che più grande è il diametro, meglio è, a prescindere. Questo non è vero, certo il diametro è importante ma non è tutto. Infatti il telescopio non discrimina tra luce naturale e luce artificiale e sotto un cielo inquinato da luce artificiale, entrerà si più luce da una galassia lontana ma entrerà anche più luce artificiale e se il contrasto tra la galassia e il fondo cielo non sarà sufficiente, la vista della galassia si risolverà in una indistinta, deludente macchia sfocata se non addirittura in una lattiginosa visione di niente. Se si osserva per la maggior parte del tempo da un cielo affetto da inquinamento luminoso, serve a poco avere un buon telescopio per il profondo cielo, si devono cambiare gli obiettivi delle nostre osservazioni e quindi telescopio. In tal caso infatti potrebbe valere la pena di orientare il proprio acquisto su di uno strumento che ci consenta di avere ottime immagini planetarie e della Luna e che permetta di vedere qualche oggetto del profondo cielo senza grosse pretese ma con sicura soddisfazione. Certamente, chi ha la fortuna di abitare in un luogo isolato con spazio a sufficienza per mettere un grosso strumento, allora potrebbe decidere, soldi permettendo, di acquistare un grosso riflettore da tenere fisso in postazione per poterlo usare qualunque momento senza doverlo ne spostare ne smontare e rimontare. Purtroppo casi del genere sono ormai rarissimi e la maggior parte degli astrofili deve fare i conti con trasferte di qualche decina di chilometri almeno per scampare all’inquinamento luminoso e trovare un sito buio sito dal quale osservare. Trasferte che, come detto, richiedono tempo, fatica e un mezzo adeguato, sperando che, dove siamo diretti, non ci siano le nubi!.

A questo punto, come risolvere i tre problemi che ho sollevato? Semplice, prima di tutto informandosi, con internet sono ormai disponibili quantità di validissime informazioni; leggendo libri o riviste e soprattutto frequentando astrofili, che possono essere quelli del vicino circolo di astrofili oppure quelli che periodicamente si radunano negli star party: delle occasioni di incontro fra astrofili che si radunano, specialmente nel periodo estivo, sotto qualche buon cielo, per ritrovarsi, scambiarsi idee, opinioni e soprattutto passare qualche ora insieme.

Comunque, come detto all’inizio, il telescopio perfetto non esiste e l’astrofilo “evoluto” avrà per forza più di uno strumento per soddisfare le proprie esigenze. Qui però si tratta di capire quale strumento comprare per primo per non rischiare di generare false speranze che poi sfocerebbero inevitabilmente in cocenti delusioni e subitanei abbandoni. Il primo strumento è quello che deve accompagnare l’astrofilo nel muovere i primi passi attraverso la sua nuova passione e quindi non deve essere troppo complicato ma deve rispondere alle sue aspettative. Come detto, può essere l’occhio nudo, un binocolo oppure un tecnologico sistema computerizzato, l’importante è che la scelta venga fatta con coscienza, lasciando la fretta e tornando quante più volte possibile a riconsiderare la propria decisione. Non buttarsi sulla prima idea ma pensare e ripensare, provare telescopi, chiedere, sentire pareri degli utenti dei forum e aspettare ancora. Vedrete quante volte cambierete idea e quante volte direte: menomale ho aspettato. Un telescopio non è come un portatile, aspettare due mesi in più non significherà dovere di nuovo cominciare da capo nella scelta fra i nuovi modelli, anche se gli accessori per l’astronomia evolvono in maniera incredibile e ormai un’attrezzatura amatoriale è perfettamente in grado di svolgere compiti semi-professionali, le tipologie di telescopi rimangono sempre e solo due, è il cielo sopra di noi che ciclicamente cambia, ma ogni stagione conserva le sue meraviglie che magicamente riappariranno l’anno successivo.

 
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