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Agosto 2007: Monte Rosa, Rifugio Quintino Sella PDF Stampa E-mail
Scritto da fraz   
Giovedì 11 Settembre 2008 14:50

Attrezzature, difficoltà, periodo, tempo: Oltre alle normali attrezzature da escursionista avevo i ramponi per l’intenzione di fare i primi passi su un ghiacciaio e l’imbrago. Avevo portato l’imbrago per la presenza di neve fresca sul sentiero, in particolar modo sull’ultima parte che è costituita da una sottile cresta esposta corredata da una fune passamano a cui ci si può attaccae appunto con l’imbragatura. Il sentiero è segnalato come EE fino al rifugio e EEA se si vuol andare sul ghiacciaio. Il periodo in cui andare è quello estivo, il tempo di salita circa 4 ore.

 

Finalmente, una vera e propria escursione in alta montagna. La meta è il rifugio Quintino Sella  3500 metri, ai piedi del ghiacciaio …. Il sentiero è piuttosto facile nella prima metà, mentre diventa piuttosto impegnativo successivamente. L’ultimo tratto, circa 400 m, sono costituitti da una cresta esposta che separa la valle di Gressoney dalla valle di ….. Questa cresta è attrezzata con una corda fissa alla quale volendo si può attaccare un moschettone. Chiamando per prenotare il letto al rifugio mi dissero che a causa della neve caduta il giorno prima, sarebbe stato più sicuro avere un imbraco, ecco perché l’ho acquistato.

Arrivai il sabato mattina a Gressoney e presi la funivia per ……. e dopo la seggiovia. Fare il percorso da valle è inutile perché si tratta di una strada sterrata senza particolari panorami e richiede almeno 3 ore in più di cammino. Gli impianti sono utilizzati come impianti di risalita invernali. Arrivato in vetta alla seggiovia, inizia il sentiero a piedi. La prima parte del sentiero, circa 2 ore di cammino, è piuttosto tranquillo e facile, immerso in un magnifico paesaggio. Si inizia a trovare un po’ di neve caduta nei giorni precedenti, ma qui non da particolari problemi perché il sentiero è comunque ben segnalato e battuto. Poi, oltrepassata una rassicurante bandiera rossa, inizia la parte difficile… Qui il sentiero si perde abbastanza e c’è prestare attenzione a non sbagliare strada. La cosa è complicata dalla neve che copre le tracce. Si passa sul versante di un sperone roccioso, formato da sassi e fango mischiato a neve, non facilissimo. Superata questa parte, ci aspetta una salita impegnativa e copiosamente innevata. Arrivato con fatica in vetta (saranno passate almeno altre 2 ore) mi aspetta il punto più temuto, la famosa cresta. Mi metto l’imbraco e inizio ad avanzare. La cresta in alcuni punti è in effetti piuttosto stretta ma per fortuna non c’è la neve sulle rocce se non in pochi punti, quindi limito l’uso dell’imbraco a queste zone dove in effetti, a causa della neve, si scivola abbastanza e l’imbraco aiuta a sentirsi sicuri. Si passa un ponticello di legno, un breve tratto di parete quasi in verticale e poi finalmente, il Quintino Sella! Peccato che la serata non è delle migliori, salgono delle gran nuvole e il panorama intorno è tutto coperto. Pochi sprazzi di sereno durente il pomeriggio mi anno un’idea di quello che vedrò il giorno dopo. Vado a posare le mie cose in camerata (sono camere da 8 letti) mi lavo e poi passo il pomeriggio al caldo a leggere e a parlare con gli altri escursionisti. Molti la mattina dopo sarebbero saliti sul Castore, una cresta sul ghiacciaio sopra il rifugio a 4000 m. Un percorso piuttosto semplice a quanto dicono, mi invitano, ma per me era stato sufficiente arrivare li, avevo intenzione di fare un giro sul ghicciaio ma niente di impegnativo. Verso le 7 di sera ceniamo, niente di che, cose liofilizzate e poi quasi tutti vanno a letto prestissimo, molti si sarebbero svegliati alle 3 o alle 4 per proseguire il viaggio. Io non avevo intenzione di andare a letto prestissimo, volevo vedere le stelle da 3500 m ma le nubi non me lo hanno permesso e quindi sono andato presto a letto. La notte però non è stata per niente tranquilla, presto mi è venuto un gran mal di testa e un po’ di nausea, tipico mal di montagna. Tra l’esser andato a letto troppo presto, i rumori e il mal di montagna, ho dormito pochissimo, altro buon motivo per non unirmi all’escursione sul Castore. Comunque, mi alzo all’alba, prendo una pasticchino naturale e, sarà l’aria fresca, sarà il panorama pazzesco, tutti i malanni sono spariti. La giornata era bellissima e la vista spaziava per decine di chilometri verso valle, mentre il ghiacciaio ….. illuminato dalle prime luci dell’alba era bellissimo. Fatta colazione, indosso per la prima volta i miei ramponi e mi incammino sul ghicciaio. Che bello! Dopo pochi minuti di cammino sono circondato dal bianco, il rifugio diventa sempre più piccolo. Seguo la traccia lasciata dagli altri alpinisti. Salgo per circa un’ora, poi, alla base della salita più impegnativa decido che è il momento di rientrare perché non avevo la piccozza e la salita era troppo ripida per salire senza. Comincio quindi la discesa. Arrivato al rifugio mi tolgo i ramponi, indosso l’imbraco e inizio a percorrere la cresta. La discesa è stata molto più semplice e non ho attaccato una volta l’imbraco, il panorama era bellissimo e le nubi che salivano da un versante creavano un effetto spettacolare. Sospinte dal vento contro la roccia, le nubi si impennavano creando come un muro di nebbia su un lato della cresta. Il resto della discesa non ha presentato grandi problemi, solo la parte molto innevata dopo la cresta presentava qualche problema per il rischio di scivolamento, per questo si sono dimostrati fondamentali i bastoni. Arrivato a pochi minuti dalla seggiovia noto un oggetto strano in volo sopra una cima davanti a me. Un oggetto nero, penso ad un aquila e prendo il binocolo. Non era un aquila ne un qualche altro animale in volo, era un oggetto sospeso in aria, che è passato dal nero al blu e di nuovo nero. L’oggetto è rimasto fermo qualche minuto, poi ha cominciato a salire lentamente ed è scomparso nelle nubi. Non so che fosse, sicuramente era il mio primo UFO, nel vero senso del termine! Comunque, fermo lì a guardare nella direzione dove era sparito non mi accorgo di un bel gruppo di stambecchi maschi che stava riposando a poche decine di metri da me. Sono due persone conosciute poco prima al rifugio che fermandosi mi fanno notare gli animali. Allora iniziamo ad avvicinarci per fotografarli, gli animali sono abituati all’uomo e si fanno avvicinare molto, scatto una serie di foto e riparto. Piccola sosta ad un laghetto poco più in basso e con seggiovia e funivia raggiungo rapidamente la macchina. Bellissima escursione abbastanza impegnativa e con un pizzico di mistero!

 
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