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Agosto 2007: Monte Bianco e Val Veny PDF Stampa E-mail
Scritto da fraz   
Mercoledì 10 Settembre 2008 09:43

Agosto 2007: Monte Bianco e Val Veny

Giorno 1: Monte Bianco Rifugio Torino, Aguille Du Midi.
Giorno 2:, Val Veny Rifugio Elisabetta Soldini


Attrezzature, difficoltà, periodo, tempo: Se l’ascesa viene fatta in funivia non sono necessari particolari accorgimenti, tranne una buona crema solare, occhili da sole e vestiti pesanti anche in piena estate! Il periodo migliore è chiaramente l’estate. La gita sul Bianco in funivia prende tutto il giorno.

Arriviamo a Courmayer in serata il venerdi, mangiamo in un ristorante per camionisti proprio all’ingresso del traforo del Bianco, buono ma niente di eccezionale. Poi ci spostiamo in Val Vany alla ricerca di un luogo dove montare la tenda, impresa non facile visto che tutta la valle è offlimits per campeggiatori fai da te, quindi abbiamo dovuto girare un bel po’, ma alla fine ce l’abbiamo fatta, ai bordi di una pista da sci, abbiamo trovato uno spiazzo, abbastanza pianeggiante e abbastanza nascosto per poter montare la tenda senza la paura di essere disturbati per il divieto di campeggio. Bene, la notte passa bene, un po’ di freddo e un po’ di inquietudine iniziale per il rombo delle frequenti slavine di neve che si staccano dal ghiacciaio e che riecheggiano in tutta la valle nel silenzio notturno. La mattina andiamo alla partenza della funivia del Bianco nella frazione di …… Si lo so, la scelta della funivia non è delle migliori, ma la salita per i normali sentieri era chiusa a causa dell’instabilità del ghiacciaio, l’alternativa era scalare. Bè, la presenza della funivia è deturpante e certo nono è quell’ambiente incontaminato che ci si aspetta in alta montagna. Insomma, l’impatto è elevato ma d’altronde, è stata costruita in tempo di guerra, per esigenze diverse dal turismo e in un periodo in cui la sensibilità ambientale non era certo la prima preoccupazione delle persone. Fatto sta, che dopo aver pagato a caro prezzo il biglietto prendiamo la funivia che, in tre tronconi, ci porta sulla vetta del versante italiano, la Punta Helbronner. Da qui il panorama è bellissimo, il Rosa e il Cervino, Courmayer e poi il Dente del Gigante, il ghiacciaio del Bianco….Bene, la terrazza è piena di gente che fa foto e prende il sole, ma il vento è gelido. Scendiamo dalla terrazza e andiamo a fare due passi sulla neve, all’inizio del sentiero sul ghiacciaio che porta gli escursionisti verso l’Agulle du Midì. Noi purtroppo non siamo ne attrezzati ne esperti di camminate sul ghicciaio e quindi scegliamo la molto meno romantica alternativa della funivia. Cinque km di funivia senza piloni, sul ghiacciaio. Bè, sicuramente il panorama è bellissimo, anche se vedendo gli alpinisti che la in fondo avanzano lentamente sulla neve, ti viene un certo senso di insoddisfazione, far le foto dal vetro della cabina sembra come essere ad un acquario a guardare un mondo senza farne parte. Vabbè, comunque arriviamo ai 3900 metri dell’Agulle du Midì, uno sperone di roccia in mezzo al ghiaccio, meta di moltissimi alpinisti ed escursionisti. Facciamo un giro per goderci il bellissimo panorama sul versante francese, sul Mer de Glace e per vedere gli alpinisti che compiono gli ultimi passi sulla roccia prima del rifugio. Qua bisogna camminare lentamente perché la mancanza di ossigeno si fa sentire e specialmente fare i gradini diventa molto più faticoso del normale. Fa strano guardare in basso e vedere i piccoli aerei da turismo che volano sotto di noi! Bene, fatto il nostro giro riprendiamo la funivia che ci riporta a Punta Helbronner. Nel viaggio di ritorno iniziamo anche ad accusare un leggero mal d montagna, mal di testa e leggera nausea. Anche per questo decidiamo di non fermarci ma prendere subito la funivia per il rifugio Torino. I problemi causati dall’altezza scompaiono velocemente e ci fermiamo al rifugio Torino per fare un giro. Si accede al rifugio dalla fermata della funivia attraverso una ripida scalinata. Il rifugio non ha molte attrazioni e in breve scendiamo alla seconda tappa, al Rifugio ….. Da qui dopo esserci riposati e aver mangiato qualcosa decidiamo di scendere a piedi fino a valle, almeno camminiamo un po’. Arriviamo alla macchiana in circa un’ora attraverso un sentiero piuttosto facile e immerso nel bosco.

Diciamo che una volta nella vita si può anche fare, però dato il costo della funivia e le poche emozioni che concede una ascesa in tutta comodità, non è una vera e propria escursione in montagna bensì una gita “fuori porta”, del tipo, invece di andare al centro commerciale questa domenica andiamo sul Bianco!

Bè, comunque, la serata continua in un ristorantino tipico vicino alla zona dove abbiamo messo la tenda. Vista sul ghiacciaio e cibo valdostano ottimo!

Il giorno dopo abbiamo in programma una gita in Val Veny verso il rifugio Elisabetta Soldini. La giornata è molto bella e ci incamminiamo di prima mattina. Il sentiero è tutto pianeggiante, si tratta di una passeggiata più che di una escursione. La prima tappa è stata al laghetto del Miage. Il ghiacciaio in superficie è completamente ritirato e quello che arriva al lago è ormai soltanto un miscuglio marrone di ghiaccio e roccia. Sono molto ben visibili le tracce del ritiro (impressionante) del ghiacciaio che sarà risalito di almeno 300 m lasciando la nuda roccia esposta, altra vittima del progresso, pare. Ci faciamo un giro sul cerchio morenico che circonda il lago e proseguiamo per il rifugio Soldini. La strada rimane pianeggiante fino ai piedi del rifugio, il percorso è molto rilassante e piacevole. Arrivati sotto al rifugio, un po’ stanchi e affamati perché la strada ci ha preso più tempo del previsto, ci aspetta la parte più impegnativa dela sentiero, gli ultimi 400 m di dislivello sono una salita molto ripida su un sentiero non troppo facile. Arriviamo in vetta in una mezz’ora e finalmente, alle 3 del pomeriggio, ordiniamo un gran piatto di polenta valdostana. Ci voleva. Ora ci possiamo dedicare al panorama, molto bello, il rifugio domina tutta la Val Veny e si trova ai piedi del giacciaio …… Molto bello deve essere proseguire il percorso verso la Francia che si trova a pochissima distanza dal rifugio. Questa volta però non c’è temo e torniamo verso la macchina, dopo una bella passeggiata con assaggio finale di montagna!

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 10 Settembre 2008 09:48 )
 
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